Domande frequenti
Le risposte alle domande più comuni su protezione dei dati (GDPR), intelligenza artificiale (AI Act), cybersicurezza (NIS2) e diritti digitali (DSA). Ogni risposta richiama il riferimento normativo e rimanda alla fonte ufficiale. È materiale divulgativo, aggiornato alla data di ultima revisione: non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.
Protezione dei dati personali
Cosa si intende per «dato personale»?
Qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile, direttamente o indirettamente (ad esempio tramite nome, un numero di identificazione, dati di ubicazione, un identificativo online). Lo prevede l'art. 4, n. 1, del GDPR.
Cosa sono le «categorie particolari» di dati (i cosiddetti dati sensibili)?
Sono i dati che rivelano origine razziale o etnica, opinioni politiche, convinzioni religiose o filosofiche, appartenenza sindacale, nonché i dati genetici, i dati biometrici intesi a identificare univocamente una persona, i dati relativi alla salute, alla vita sessuale o all'orientamento sessuale. Il loro trattamento è in via di principio vietato, salvo ricorra una delle condizioni elencate nell'art. 9, paragrafo 2, del GDPR.
Fonte: Art. 9 GDPR
Quali sono le basi giuridiche che rendono lecito un trattamento?
Un trattamento è lecito solo se ricorre almeno una delle basi indicate dall'art. 6 del GDPR: il consenso dell'interessato, l'esecuzione di un contratto, l'adempimento di un obbligo legale, la salvaguardia di interessi vitali, l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri, oppure il legittimo interesse del titolare (bilanciato con i diritti dell'interessato).
Fonte: Art. 6 GDPR
Quando il consenso è valido?
Il consenso deve essere libero, specifico, informato e inequivocabile, manifestato con una dichiarazione o un'azione positiva inequivocabile; non sono ammessi caselle preselezionate o silenzio. L'interessato può revocarlo in qualsiasi momento, con la stessa facilità con cui lo ha prestato. Lo prevedono l'art. 4, n. 11, e l'art. 7 del GDPR.
Fonte: Artt. 4 e 7 GDPR
Quali diritti posso esercitare sui miei dati?
Il GDPR riconosce all'interessato il diritto di accesso (art. 15), di rettifica (art. 16), di cancellazione o «oblio» (art. 17), di limitazione del trattamento (art. 18), alla portabilità dei dati (art. 20), di opposizione (art. 21) e di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente su un trattamento automatizzato che produca effetti significativi (art. 22).
Fonte: Artt. 15-22 GDPR
Quando è obbligatorio nominare un Responsabile della protezione dei dati (DPO)?
La nomina del DPO è obbligatoria, ai sensi dell'art. 37 del GDPR, quando il trattamento è effettuato da un'autorità o organismo pubblico, quando l'attività principale consiste in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala, oppure quando consiste nel trattamento su larga scala di categorie particolari di dati o di dati relativi a condanne penali e reati.
Fonte: Art. 37 GDPR
Cosa devo fare in caso di violazione dei dati (data breach)?
Il titolare deve notificare la violazione all'autorità di controllo senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile che la violazione presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone (art. 33). Se il rischio è elevato, deve inoltre comunicarla agli interessati (art. 34).
Fonte: Artt. 33-34 GDPR
Quando serve una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (DPIA)?
La DPIA è richiesta quando un tipo di trattamento, specie se basato su nuove tecnologie, può presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone: ad esempio in caso di valutazione sistematica e globale di aspetti personali con profilazione, di trattamento su larga scala di categorie particolari di dati, o di sorveglianza sistematica su larga scala di zone accessibili al pubblico. Lo prevede l'art. 35 del GDPR.
Fonte: Art. 35 GDPR · Garante, DPIA
Posso trasferire dati personali fuori dall'Unione europea?
Il trasferimento verso un Paese terzo è ammesso solo se vi è una decisione di adeguatezza della Commissione (art. 45), oppure in presenza di garanzie adeguate come le clausole contrattuali tipo o le norme vincolanti d'impresa (artt. 46-47); in mancanza, solo al ricorrere di una delle deroghe specifiche previste dall'art. 49. La disciplina è contenuta nel Capo V del GDPR (artt. 44-49).
Fonte: Artt. 44-49 GDPR
Quali sanzioni prevede il GDPR?
L'art. 83 del GDPR prevede sanzioni amministrative fino a 10 milioni di euro o, per le imprese, fino al 2% del fatturato mondiale annuo per le violazioni meno gravi, e fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato per quelle più gravi; si applica l'importo maggiore tra i due. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive.
Fonte: Art. 83 GDPR
Che differenza c'è tra titolare e responsabile del trattamento?
Il titolare del trattamento è chi determina le finalità e i mezzi del trattamento (art. 4, n. 7); il responsabile è chi tratta i dati per conto del titolare (art. 4, n. 8). Il rapporto tra i due deve essere regolato da un contratto o altro atto giuridico, con i contenuti previsti dall'art. 28 del GDPR.
Fonte: Artt. 4 e 28 GDPR
Come si rapportano il GDPR e il Codice Privacy italiano?
Il GDPR è direttamente applicabile in tutta l'Unione; il Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. 196/2003), come modificato dal D.Lgs. 101/2018, adegua l'ordinamento italiano al Regolamento e contiene le disposizioni nazionali di dettaglio. L'autorità di controllo per l'Italia è il Garante per la protezione dei dati personali.
Serve il consenso per i cookie e per le email di marketing?
Per i cookie di profilazione e per gli analitici di terze parti, così come per le comunicazioni promozionali via email, serve di regola il consenso preventivo dell'interessato, libero e specifico. Restano esclusi i cookie strettamente necessari al funzionamento del sito. Per i clienti già acquisiti è ammesso, a certe condizioni, l'invio di email su prodotti analoghi a quelli acquistati (il cosiddetto «soft spam» dell'art. 130 del Codice Privacy). Il Garante ha precisato le regole con le Linee guida sui cookie del 2021.
Fonte: Garante, Linee guida cookie
Devo tenere il registro delle attività di trattamento?
Il registro è previsto dall'art. 30 del GDPR. È obbligatorio per chi ha almeno 250 dipendenti, ma anche al di sotto di questa soglia quando il trattamento non è occasionale, può presentare un rischio per i diritti delle persone, o riguarda categorie particolari di dati o dati relativi a condanne e reati. In pratica quasi tutte le imprese che trattano dati in modo continuativo dovrebbero tenerlo.
Fonte: Art. 30 GDPR
Cosa significano «privacy by design» e «privacy by default»?
L'art. 25 del GDPR chiede di integrare la protezione dei dati fin dalla progettazione di un trattamento (by design) e di impostare in modo predefinito il trattamento dei soli dati necessari per ciascuna finalità (by default). In concreto significa raccogliere il minimo indispensabile e non rendere accessibili i dati a un numero indefinito di persone senza un intervento attivo dell'interessato.
Fonte: Art. 25 GDPR
Intelligenza artificiale
Cos'è l'AI Act e da quando si applica?
È il Regolamento (UE) 2024/1689, primo quadro normativo organico sull'intelligenza artificiale. È entrato in vigore il 1° agosto 2024, con applicazione scaglionata: i divieti sulle pratiche vietate si applicano dal 2 febbraio 2025, gli obblighi sui modelli di IA per finalità generali dal 2 agosto 2025, e gran parte degli obblighi sui sistemi ad alto rischio dal 2 agosto 2026.
Fonte: Reg. UE 2024/1689 (AI Act)
Come classifica i sistemi di intelligenza artificiale l'AI Act?
L'AI Act adotta un approccio basato sul rischio: alcune pratiche sono vietate in quanto tali (art. 5); i sistemi ad alto rischio sono ammessi solo nel rispetto di obblighi stringenti (gestione del rischio, qualità dei dati, sorveglianza umana, documentazione); i sistemi a rischio limitato sono soggetti a obblighi di trasparenza (art. 50, ad esempio sapere che si sta interagendo con una macchina); il resto resta sostanzialmente libero.
Quali obblighi valgono per i sistemi di IA ad alto rischio?
Per i sistemi ad alto rischio l'AI Act richiede un sistema di gestione del rischio, requisiti di qualità e governance dei dati di addestramento, documentazione tecnica e registrazione degli eventi, informazioni e trasparenza verso chi li utilizza, sorveglianza umana effettiva e adeguati livelli di accuratezza, robustezza e cybersicurezza. Gli obblighi gravano soprattutto sul fornitore, con compiti specifici anche per chi impiega il sistema (deployer). La maggior parte si applica dal 2 agosto 2026.
Fonte: Reg. UE 2024/1689 (AI Act)
Cosa prevede l'AI Act per i modelli di IA per finalità generali (GPAI)?
I fornitori di modelli per finalità generali, come i grandi modelli linguistici, devono predisporre documentazione tecnica, informazioni per chi integra il modello nei propri prodotti, una politica di rispetto del diritto d'autore e un riepilogo dei contenuti usati per l'addestramento. Per i modelli che presentano un rischio sistemico si aggiungono obblighi rafforzati di valutazione e mitigazione. Questi obblighi si applicano dal 2 agosto 2025.
Fonte: Reg. UE 2024/1689 (AI Act)
Va dichiarato quando un contenuto è generato dall'intelligenza artificiale?
In diversi casi sì. L'art. 50 dell'AI Act impone obblighi di trasparenza: chi interagisce con un chatbot deve poterlo sapere, e i contenuti audio, immagine o video generati o manipolati artificialmente (i cosiddetti deepfake) devono essere etichettati come tali. L'obiettivo è permettere alle persone di riconoscere quando si trovano davanti a un output dell'intelligenza artificiale.
Fonte: Reg. UE 2024/1689, art. 50
L'AI Act sostituisce il GDPR per i sistemi di intelligenza artificiale?
No. L'AI Act e il GDPR si applicano insieme: il primo riguarda la sicurezza e l'affidabilità dei sistemi di IA, il secondo continua a disciplinare ogni trattamento di dati personali svolto per addestrarli o farli funzionare. Un sistema conforme all'AI Act deve quindi rispettare anche i principi e le basi giuridiche del GDPR.
Cybersicurezza
Cos'è la NIS2 e come si applica in Italia?
La NIS2 è la Direttiva (UE) 2022/2555, che rafforza il livello di cybersicurezza nell'Unione ampliando la platea dei soggetti coinvolti (distinti in «essenziali» e «importanti») e introducendo obblighi di gestione del rischio e di notifica degli incidenti significativi. In Italia è stata recepita con il D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138; le notifiche e i rapporti con i soggetti obbligati fanno capo all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) tramite il CSIRT Italia.
Chi sono i soggetti «essenziali» e «importanti» della NIS2?
La NIS2 individua i soggetti in base al settore di attività e alle dimensioni dell'impresa. Rientrano settori come energia, trasporti, sanità, infrastrutture e servizi digitali, pubblica amministrazione, gestione delle acque e dei rifiuti, produzione di beni critici. La distinzione tra «essenziali» e «importanti» incide sull'intensità della vigilanza e sul regime sanzionatorio. Il D.Lgs. 138/2024 e i provvedimenti dell'ACN definiscono nel dettaglio l'ambito di applicazione in Italia.
Fonte: D.Lgs. 138/2024
Quali sono i tempi di notifica di un incidente per i soggetti NIS2?
I soggetti NIS2 devono inviare al CSIRT Italia una pre-allerta senza ingiustificato ritardo e comunque entro 24 ore dalla conoscenza dell'incidente significativo, una notifica più completa entro 72 ore, e una relazione finale entro un mese. Se l'incidente è ancora in corso, si invia prima una relazione sullo stato di avanzamento e poi quella finale entro un mese dalla sua chiusura.
Fonte: D.Lgs. 138/2024, art. 25
Gli organi di amministrazione rispondono degli obblighi NIS2?
Sì. La NIS2 responsabilizza direttamente gli organi di gestione, che devono approvare le misure di gestione del rischio di cybersicurezza e vigilare sulla loro attuazione, ed è previsto per loro un obbligo di formazione. Il mancato rispetto può comportare sanzioni significative e, per i soggetti essenziali, anche misure nei confronti dei vertici.
Fonte: D.Lgs. 138/2024
Cosa deve fare per prima cosa un'azienda che rientra nella NIS2?
Tra i primi adempimenti c'è la registrazione sulla piattaforma digitale dell'ACN, che serve a censire i soggetti obbligati e a mantenerne aggiornati i dati. A questa si affiancano l'adozione di misure di gestione del rischio proporzionate e la predisposizione delle procedure interne per notificare gli incidenti significativi nei termini previsti.
Fonte: ACN, obblighi NIS2
Diritti digitali
Cos'è il Digital Services Act (DSA)?
Il DSA è il Regolamento (UE) 2022/2065, che disciplina i servizi online intermediari e le piattaforme, con regole su moderazione dei contenuti, trasparenza, tutela degli utenti e obblighi rafforzati per le piattaforme di dimensioni molto grandi. Si applica pienamente dal 17 febbraio 2024.
Fonte: Reg. UE 2022/2065 (DSA)
Cosa posso fare se una piattaforma blocca il mio account o rimuove un contenuto?
Il DSA impone alla piattaforma di motivare la decisione (art. 17), di offrire un sistema di reclamo interno gratuito (art. 20) e di consentire il ricorso a un organismo di risoluzione extragiudiziale delle controversie (art. 21). Restano sempre disponibili le ordinarie vie giudiziali.
A chi mi rivolgo in Italia per il Digital Services Act?
L'autorità italiana designata come Coordinatore dei servizi digitali è l'AGCOM, presso cui si possono segnalare le condotte delle piattaforme che non rispettano gli obblighi del regolamento.
Fonte: AGCOM, Digital Services Act
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Guide pratiche collegate: data breach, le prime 72 ore, diritto di accesso ai dati (art. 15 GDPR) e account bloccato: cosa puoi fare.
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